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Eva Martini e Alessandra Scomparin, co-founder di KaleidoHub

Chief Happiness Officer: chi è e cosa fa

Figura ancora spesso osservata in modo piuttosto scettico, di sottecchi, ma un pizzico di curiosità c’è. A cosa serve non lo si capisce subito, anche quando lo si dichiara. L’opinione generale è che Chief Happiness Officer (CHO) sia la persona che in azienda si occupa dei tornei di calcetto balilla, delle attività di team building all’aria aperta, del colore dei pouf in area relax o alla reception. Una sorta di responsabile dell’animazione, come nei villaggi turistici, che predica il “vogliamoci bene” come soluzione a qualsiasi grana. 

La professione del CHO è molto più complessa di così, anzi, spesso si colloca in azienda per rimestare le carte, ridefinire bisogni e posizioni. Per certi versi anima, sì, ma altri contenuti e con altri obiettivi.

Il suo ruolo è di responsabilità nel costruire, ricostruire o restaurare ecosistemi umani, spostando il focus dalla gestione delle persone alla cura del loro potenziale.

Perché ne abbiamo così bisogno proprio oggi? E cosa significa, davvero, parlare di felicità in azienda?

La Scienza della Felicità: i dati oltre all’emozione

Per capire cosa fa una/un CHO dobbiamo prendere in prestito un concetto fondamentale alla Scienza della Felicità (un approccio rigoroso che noi di KaleidoHub abbiamo imparato da 2BHappy).

La felicità non è un colpo di fortuna o uno stato d’animo passeggero, ma un sistema biologico e chimico che può essere allenato. Secondo gli studi, la nostra felicità infatti dipende:

  • per il 50% dalla genetica (il nostro set-point biologico)
  • per il 10% dalle circostanze esterne (sì, solo il 10%! Stipendio, clima, ufficio nuovo pesano molto meno di quanto pensiamo)
  • per il 40% dalle nostre azioni intenzionali.

È in quel 40% che lavora la/il Chief Happiness Officer. Il suo compito è creare le condizioni affinché quel potenziale di scelta possa fiorire, trasformando le azioni individuali in abitudini organizzative.

La felicità si può imparare?

Sì, la felicità è una competenza a tutti gli effetti. Anzi, è la  meta-competenza che potenzia tutte le altre. La persona che al lavoro allena la propria positività è più creativa, più resiliente davanti ai conflitti e più propensa alla collaborazione. 

Noi CHO di KaleidoHub portiamo nelle aziende con cui lavoriamo un modello scientifico che si regge sulle 4 dimensioni delle Organizzazioni Positive (fonte 2BHappy): 

  1. Cultura positiva: costruire un set di valori e pratiche che generano coerenza da vivere quotidianamente all’interno dei processi. 
  2. Leadership positiva: formare leader capaci di generare energia relazionale. Il ruolo del leader positivo è abilitare il potenziale altrui attraverso la fiducia e il feedback.
  3. Processi positivi: ridisegnare il modo in cui lavoriamo (meeting, flussi di comunicazione, gestione degli errori) affinché non prosciughino le energie delle persone, ma le ricarichino.
  4. Sviluppo del sé: aiutare ogni individuo a scoprire i propri punti di forza e a portarli nel lavoro quotidiano. Quando una persona fa ciò che le riesce naturalmente bene, entra in uno stato di flow che è il motore della produttività.

CHO: cosa fa 

Agisce come regia alla cultura organizzativa. Le sue attività principali sono tutt’altro che effimere:

  • Analisi dei dati: misura il benessere attraverso indici scientifici e survey di clima evolute, non semplici sondaggi di gradimento.
  • Facilitazione del cambiamento: interviene laddove i processi generano frustrazione, colli di bottiglia o blocchi comunicativi.
  • Formazione: allena i team alla resilienza, alla gratitudine e alla gestione costruttiva dello stress.
  • Progettazione dell’Employee Journey: cura ogni punto di contatto tra persona e azienda (dal recruiting all’offboarding) assicurandosi che generi valore e non tossicità.
  • Diffusione di pratiche positive: introduce rituali di gratitudine, celebrazione dei successi e metodologie per la gestione costruttiva dell’errore.

La/il CHO è la persona che aiuta l’azienda a trovare l’equilibrio tra benessere individuale e performance economica affinché si alimentino e sostengano a vicenda.

La felicità in azienda è una scelta strategica

Il modello di management del secolo scorso, basato su gerarchia e controllo, ha prodotto un vuoto di senso, di fatto un fallimento strutturale. Il lavoro non è più il posto dove si va ogni mattina unicamente per portare a casa la pagnotta, ma un elemento fondamentale dell’identità e del benessere individuale. Le persone non cercano più solo la stabilità del contratto (quella l’abbiamo vista vacillare troppo spesso), ma anche significato, coerenza e connessione. 

Siamo in una fase di ridefinizione del senso, appunto: scienza e mercato ci dicono che è la felicità che porta al successo, non il contrario

La felicità in azienda è quindi una necessità strategica per crescere e innovare e la figura che traduce questa urgenza in strategia è quella del/della CHO. Le aziende “felici” registrano meno turnover, meno assenteismo e una redditività superiore. Un’organizzazione che non si occupa della felicità delle sue persone sta tentando di scalare una vetta con il freno a mano tirato: consuma energia immensa per ottenere risultati mediocri.

La felicità è un investimento, non un costo

Esiste una correlazione diretta tra il benessere psicologico e i risultati di business. Quando il cervello opera in modalità “positiva”, grazie al rilascio di dopamina e serotonina le funzioni cognitive si espandono: la capacità di risoluzione dei problemi aumenta del 31% e la creatività triplica (fonte 2BHappy).

La riduzione dei costi dell’infelicità

L’infelicità organizzativa ha sintomi precisi: l’assenteismo tattico, il presenteismo (essere fisicamente in ufficio ma mentalmente altrove) e l’alto turnover. Sostituire un talento che se ne va a causa di un clima tossico costa all’azienda tra il 50% e il 200% della sua retribuzione annua. La/il CHO interviene alla radice di questi costi, creando un ambiente di relazioni sane dove scegliere di restare, riducendo notevolmente le spese di recruiting e onboarding continuo.

La spinta verso l’innovazione

L’innovazione richiede rischio e il rischio richiede sicurezza psicologica. In un’azienda in cui sopravvivono la paura del giudizio o del conflitto difficilmente nasceranno nuove idee. La felicità, intesa come clima di fiducia e apertura, è il terreno fertile per l’innovazione. La/il CHO lavora per abbassare le barriere difensive dei team, permettendo all’energia creativa di fluire senza il timore di essere puniti per un errore.

Attrattività e brand reputation

In un’epoca di apparente trasparenza (tutti vedono tutti, questa è la verità), la cultura aziendale è diventata il principale strumento di marketing. I talenti migliori oggi non scelgono più solo un brand prestigioso o uno stipendio alto: scelgono un progetto di vita. Un’azienda che investe formalmente nella figura di una/un CHO comunica al mercato, e ai potenziali candidati,  che il benessere è un valore fondante, diventando una calamita per chi cerca eccellenza e rispetto.

La felicità come cultura organizzativa

Siamo perciò a un punto di non ritorno. Il benessere non può più essere delegato al tempo libero dopo le 18. Ogni singola mattina portiamo la persona che siamo al lavoro, con tutto il nostro carico di emozioni, fatiche e sogni.

La figura del Chief Happiness Officer mette in relazione la fioritura delle persone e la solidità del business per farli diventare l’una il carburante dell’altro. È un ruolo che si inserisce in un percorso di trasformazione culturale profonda che richiede coraggio e visione.

La felicità nelle organizzazioni è la postura necessaria per abitare il lavoro con intenzione, esprimendosi nella propria interezza e dando un senso profondo al proprio valore, sia individuale che aziendale. 


Nella tua azienda la felicità è lasciata al caso o è una responsabilità condivisa?

Se senti che è il momento di smettere di rincorrerla e iniziare a costruirla contattaci: mappiamo il benessere del tuo team e progettiamo i primi passi da fare per trasformare la felicità in una competenza strategica.

In copertina: Eva Martini e Alessandra Scomparin, co-founder di KaleidoHub – organizzazione aziendale

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