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Team working: tutto quello che devi sapere

È il 5 agosto del 2010 quando a San Josè, in Cile, un gruppo di 33 minatori rimane intrappolato a 800 metri di profondità all’interno di una miniera, sotto una delle rocce più dure al mondo.Non ci vuole molto tempo, in superficie, perché gli esperti capiscano che non c’è soluzione: non esiste una tecnologia in grado di perforare una roccia così dura e profonda in tempo per salvare le loro vite. Eppure, 70 giorni dopo, tutti e trentatré i minatori verranno riportati alla luce vivi. Questa storia straordinaria ci insegna quanto possa essere potente il team working.

Ma partiamo dall’inizio: che cos’è il team working?

Lavorare in squadra significa sapersi coordinare con altre persone, significa collaborare e aprirsi a nuove idee, significa superare confini: di competenza, di valori, di tempistiche, di linguaggio. 

Il team, quindi, è un gruppo di individui interdipendenti tra loro che operano insieme per conseguire un obiettivo comune, un unico scopo condiviso da tutti che è l’emblema del gruppo e il pilastro portante che aiuta le persone a sentirsi parte di qualcosa, generando un’identità sociale basata proprio sul senso di appartenenza e coesione reciproca.

Sempre di più oggi dobbiamo essere in grado di lavorare in squadra: la società contemporanea è sempre più globalizzata e al contempo confusa, le operazioni si svolgono sempre più rapidamente e le competenze di ognuno sono sempre più specifiche e circoscritte.

Ecco perché i recruiter cercano candidati che sappiano lavorare in gruppo. Infatti, nella maggior parte delle realtà lavorative, la cooperazione è necessaria, talvolta addirittura vitale. Il #teamworking è una risorsa preziosa che racchiude solo aspetti positivi. Ecco, allora, che l’abilità di saper lavorare insieme diventa una competenza da acquisire e sviluppare al meglio.

Quali sono le caratteristiche di un team efficace? 

Eccovi le principali: 

  • Il gruppo dev’essere composto da persone che condividono scopi e obiettivi, che si spartiscano i meriti di un traguardo raggiunto tanto quanto le responsabilità di un insuccesso; 
  • La comunicazione deve essere decentralizzata, in modo che le informazioni fluiscano facilmente, e assertiva  (cioè chiara, corretta e decisa, ma mai aggressiva);
  • La sua struttura è basata su ruoli e compiti chiaramente definiti (se non sono chiari quelli…).

Affinché la cooperazione sia efficace esiste il bisogno, per ogni individuo, di assimilare e mettere in pratica alcune importanti #softskills, tra le quali:

  • la capacità comunicativa (il dialogo costante, il frequente scambio di feedback e lo stile assertivo aiutano i membri del gruppo ad aiutarsi tra loro e collaborare in modo proficuo);
  • la capacità di gestione dello stress
  • la capacità di organizzazione, delle risorse a disposizione, di tempi e scadenze, di compiti e ruoli che, una volta stabiliti, aiuteranno i componenti a raggiungere l’obiettivo in modo fluido e veloce.

Inoltre, come ci dice bene Paul Polman, ex-CEO di Unilever, “le problematiche che affrontiamo sono così sfidanti che non possiamo di certo farcela da soli; perciò, è necessaria l’umiltà di riconoscere che abbiamo bisogno dell’aiuto di altre persone” e serve anche curiosità nei confronti delle idee e delle opinioni diverse dalle nostre. 

Ma cosa è successo ai minatori?

Dopo 17 giorni di tentativi, fallimenti e lenti progressi, questa fenomenale squadra di sconosciuti, che si era unita in nome di un obiettivo comune (la sopravvivenza) è riuscita ad aprire un varco nella roccia che, per i successivi 53 giorni, sarebbe stato la stretta linea di vita attraverso cui passavano comunicazioni e provviste, guadagnando così tempo, per costruire una capsula che permise di riportare in superficie tutti i minatori. 

Questo è stato possibile grazie all’umiltà con cui tutti i leader hanno affrontato la situazione, consapevoli di non avere le risposte e di non poterle trovare da soli; grazie alla comunicazione costante e alla curiosità per ogni tipo di idea proveniente da ogni parte del mondo; grazie all’organizzazione delle risorse e delle tempistiche disponibili che hanno permesso di trasformare le diverse strade teoriche in successi reali e concreti; grazie a tutti questi elementi che, combinati, avevano creato un ambiente dominato dalla sicurezza psicologica, dove ognuno si sentiva libero di chiedere aiuto e di proporre soluzioni anche azzardate, senza la paura di sbagliare. 

Infatti, un gruppo, per considerarsi tale, ha bisogno di mettere in atto dei processi grazie ai quali si possano creare le condizioni di efficacia: il clima deve essere sereno, il gruppo deve essere aperto e democratico e soprattutto si devono praticare l’empatia e l’intelligenza emotiva.

È importante fermarsi a riflettere su queste due parole: l’essere umano ha bisogno di contatto sia fisico sia verbale, ma ha anche bisogno che questo dialogo venga fatto CON TATTO. Ecco, quindi, il focus sull’educazione e sul rispetto dei valori. Una volta creato il contesto, si potranno vedere i frutti del lavoro fatto. Ricordando che un gruppo non nasce già formato, ma ci vogliono tempo e fiducia

“Se vuoi arrivare primo, corri da solo; se vuoi arrivare lontano, cammina insieme.” 

-Proverbio Africano (Kenya) twittato da Papa Francesco nell’agosto 2018

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